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News del Giornale della Musica
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Gentile e curioso visitatore,

dopo due anni di pubblicazione della nostra rivista in formato pdf, abbiamo deciso di cambiare pelle. Ci stiamo trasformando in una webzine per fornirti un servizio ancor più accattivante, utile e funzionale, mantenendo salda la nostra linea editoriale, caratterizzata dall'ampiezza del raggio d'azione e dallo stile specialistico ma mai (speriamo) pedante e accademico.

Il sito è quindi in costruzione, giorno per giorno si riempie di contributi, a cominciare da una selezione dei migliori articoli pubblicati negli anni scorsi.

Se vuoi essere partecipe della nostra mutazione e hai suggerimenti da darci, o informazioni da chiedere, non hai altro da fare che scrivere al seguente indirizzo:

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La redazione

 
Lutte Berg - Il giro del mondo in sei corde PDF Stampa E-mail
Jazz Black Music - Interviste
Scritto da Marco Leopizzi   
Mercoledì 24 Giugno 2009 15:38

Dalle lande ampie e solitarie della Svezia al sole bruciante dell'Italia, in cui si è trasferito da quasi vent'anni. Dal tempo largo scandinavo alla frenesia dell'Urbe in cui oggi vive. Lutte Berg è un chitarrista svedese. Ma anche italiano, grazie al padre calabrese. Ma soprattutto Berg è un chitarrista del mondo, la sua musica è un atlante geografico, una galleria fotografica dei Paesi che ha visitato, o anche solo immaginato, e delle persone a cui ha stretto la mano. Il collante di materie così eterogenee è il jazz, la lingua musicale più diffusa al mondo, almeno quello dell'ultimo secolo. Etno-jazz. Impressionista e colorista. Il timbro assume valore oggettivo e dominante, lo spinge a studiare ed elaborare uno stile personale sulla sua chitarra, rincorrendo l'espressività di uno strumento a fiato e della voce umana. L'uso del pedale del volume, della whammy bar e della tecnica del legato vanno in questa direzione. Fra i migliori esponenti della chitarra fretless, didatta e amatore delle musiche popolari, ha collaborato con importanti musicisti come Pino Daniele (in veste di produttore del suo primo album, “Mountains Breath”, 1990), Paul McCandless (fiatista degli Oregon) e Antonello Salis, con i quali ha inciso “Santa Sofia” nel 1993, Javier Girotto e Alessandro Gwis per “Mascarò” (1998), il griot maliano Baba Sissoko (“Djana”, 1999), il bassista barese Pierluigi Balducci (“Niebla”, 2000) e dal 2002 fa parte del gruppo palermitano Agricantus, mentre nella musica leggera ha inciso con Mariella Nava ed Ennio Rega. Nel pianista Gwis ha trovato un partner ideale e a lui si sono affiancati Luca Pirozzi (basso) e Massima Manzi (batteria) per formare l'attuale Lutte Berg Ensemble, con cui dopo “Ensemble” del 2004 sta per pubblicare il suo quinto disco, come il precedente per la Wide Sound, di cui ci ha anticipato il contenuto.


Ultimo aggiornamento Giovedì 02 Luglio 2009 10:49
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John Coltrane - My Favorite Things - Live in Baden, 1961 PDF Stampa E-mail
Video Session - Video
Scritto da Marco Leopizzi   
Giovedì 25 Giugno 2009 10:21
Ultimo aggiornamento Giovedì 02 Luglio 2009 15:17
 
Caparezza - Il caos, la cosa e il caso PDF Stampa E-mail
Rock - Pop Music - Interviste
Scritto da Marco Leopizzi   
Mercoledì 25 Giugno 2008 00:00

CaparezzaNei momenti di crisi e declino di una società si assiste spesso a due fenomeni apparentemente contraddittori. Mentre il Paese, e con esso la gente incapace di affrancarsi dal pensiero dominante dell’establishment, va a picco e le idee medie si livellano verso il basso, le menti più fini e geniali schizzano in alto, eccitate forse dalla sfida e dall’ineludibile desiderio di riemergere. È quello che sta accadendo in Italia, tra gli altri, al trentacinquenne rapper pugliese. Dopo la conversione, con tanto di Mea Culpa, da Mikimix a CapaRezza (i due moniker di Michele Salvemini) il cantante molfettese ha intrapreso un’evoluzione che riguarda i temi delle canzoni quanto il suo stile musicale. I giorni frivoli milanesi di E La Notte Se Ne Va e La Mia Buona Stella sono superati e deprecati dallo stesso artista, chedal nuovo esordio di “Caparezza ?!” (2000), e attraverso il salto in alto di “Verità Supposte” (2003) e “Habemus Capa” (2006), ha cominciato a trattare in modo sempre più personale, irriverente e lucido (un po’ sullo stile del message rap americano) temi sociali impegnati, dalla violenza alla critica satirica e tagliente della società della Tv, o a quella del divertentismo insulso e inconsapevole; e ancora consumismo, razzismo, politica marcia, ambiente, morti bianche, revisionismo storico.

Ultimo aggiornamento Giovedì 02 Luglio 2009 11:03
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Second Life - Viaggio nella musica della seconda vita PDF Stampa E-mail
MusiKultura - Articoli
Scritto da Antonio Marchello   
Giovedì 25 Giugno 2009 16:40

Friederich Nietzsche diceva che «il futuro influenza il presente tanto quanto il passato» ma mi chiedo cosa direbbe del nostro futuro oggi in caro Nietzsche, qualora gli venisse offerta la possibilità di viversi la sua… seconda vita. La storia della mia ‘seconda vita’ inizia non meno di tre settimane fa. Non avete capito male ho proprio detto ‘seconda vita’. Inizialmente pensavo ad un banale gioco, una sorta di TheSims della rete (per chi conoscesse questo simpatico gioco) ma più mi sono addentrato in questo nuovo mondo più ho capito che la faccenda si faceva seria, nonché interessante. Facciamo un passo indietro nel tempo. Tre settimane fa circa il caro amico Walter Savelli, impegnato da quarant’anni nel campo della didattica pianistica, mi ha inviato una e-mail invitandomi al suo primo concerto su Second Life. Dopo l’intervista a Walter, pubblicata nel nostro numero di Aprile, mi sono molto legato al suo progetto di musicista ed esperto della rete così non volevo mancare a questa sua ennesima sfida.

Ultimo aggiornamento Giovedì 02 Luglio 2009 11:00
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Dee Dee Bridgewater - malian's project PDF Stampa E-mail
Video Session - Video
Scritto da Marco Leopizzi   
Giovedì 25 Giugno 2009 09:43
Ultimo aggiornamento Giovedì 02 Luglio 2009 14:25
 
Massimo Carrieri - Quadri di un'impressione PDF Stampa E-mail
Classica - Interviste
Scritto da Oscar Cacciatore   
Lunedì 07 Luglio 2008 00:00

Il teatro, la musica per film, le numerose (ed illustri) collaborazioni artistiche, il diploma in Organo e in Composizione, il Jazz e il pianoforte. Solo pochi (assolutamente non esaurienti) riferimenti ‘curriculari’ per individuare parte della cifra stilistica di Massimo Carrieri, pianista/compositore di Martina Franca che, nella sua ultima ‘creatura’ in sette tracce per pianoforte solo, “Seven”, ci ‘svela’ parte del suo ricchissimo pensiero musicale.

Oscar Cacciatore: Cominciamo dall’inizio. Ti sei diplomato in Organo e Composizione Organistica al Conservatorio G. Verdi di Milano e hai poi completato la tua formazione studiando con vari Maestri. Quanto conta (e ha contato) per te la preparazione accademica?

Massimo Carrieri: Penso sia fondamentale avere una solida formazione di base e implementarla negli anni, strutturandola quanto più possibile sotto tutti gli aspetti tecnici, teorici e culturali: un punto di partenza dal quale cercare prima e costruire poi, la propria identità musicale. Lo studio accademico abitua inoltre ad avere disciplina ed un certo rigore, due atteggiamenti indispensabili per raggiungere determinati obiettivi.

Ultimo aggiornamento Giovedì 02 Luglio 2009 10:43
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Terry Riley - il Guru del Minimalismo PDF Stampa E-mail
Classica - Interviste
Scritto da Marco Leopizzi   
Venerdì 20 Giugno 2008 13:54
Celebre e celebrato per l’opera manifesto del Minimalismo musicale, “In C” (1964), Terry Riley è in realtà una personalità musicale assai ricca e sfaccettata, spregiudicatamente californiano. Dopo gli studi e le prime opere sotto l’influsso di Stockhausen incontra, già nel ’59, il compositore La Monte Young, da cui assorbe la lezione, e comincia a sviluppare la tecnica delle piccole frasi ripetute (“String Trio”, 1961). Entra poi a far parte del San Francisco Tape Music Center, cominciando a sperimentare con i loop su nastro, e contemporaneamente compone la musica per i balletti della coreografa Ann Halprin (“The Three-Legged Stool” che più tardi diventa un pezzo da concerto, “Mescalin Mix”, tra le sue pagine più famose). Giunto in Europa si sposta tra Spagna, Francia, Germania e Finlandia, finendo per scrivere la musica per l’opera drammatica “The Gift” (‘63) di Ken Dewey, prima composizione ad utilizzare il Time Lag Accumulator (un sistema con due tape recorder Revox per il delay e il feedback) e basata sulla registrazione di un’esecuzione di Chet Baker del famoso brano modale di Miles Davis, So What. Sono queste le esperienze che gli permettono di elaborare il concetto di ‘ripetizione’ sublimato l’anno successivo in “In C”, in cui 53 brevi frasi melodiche sono ripetute ad libitum da ogni strumento, generando così sempre nuove sovrapposizioni melodiche, armoniche e ritmiche. “In C” definisce i canoni del Minimalismo e allo stesso tempo lo fa conoscere al grande pubblico.
Ultimo aggiornamento Giovedì 02 Luglio 2009 10:44
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Stefano Pogelli - Radio, Musica e Musicologia PDF Stampa E-mail
Rock - Pop Music - Interviste
Scritto da Marco Leopizzi   
Martedì 22 Luglio 2008 19:42

Regista e conduttore di programmi culturali e musicali per Radio Rai dal 1986, Stefano Pogelli (Roma, 1956) è anche insegnante di Storia della Musica e Storia degli Strumenti Musicali presso la Scuola di Musica di Testaccio, l’Accademia della Critica, la Scuola di Musicoterapia Anni Verdi, e di Storia delle Produzioni Radio-Televisive all’Università di Lecce. La formazione classica (diploma in Oboe al Conservatorio di Santa Cecilia) e gli studi di vario genere gli danno la possibilità di svolgere anche attività concertistica. Negli anni ’80 ha suonato con Giovanna Marini e con il Laboratorio di Bruno Tommaso, e ha diretto per diversi anni la Banda della Scuola di Testaccio. Suona, inoltre, con il gruppo Circle Game strumenti antichi e popolari (ghironda, cornamuse, bombarde, banjo, bouzouki e concertina). In qualità di studioso e saggista ha pubblicato “Musica Celtica” (Castelvecchi, 1997), scritto un saggio sulle accordature della chitarra di Nick Drake, in calce alla versione italiana della biografia del cantautore inglese scritta da Patrick Humphries ed edita da Nuovi Equilibri - Stampa Alternativa, nel 2006. Ha inoltre curato la traduzione italiana di “Lucky Man, Autobiografia di un Tastierista Rock”, di Keith Emerson (Stampa Alternativa, 2007), ed è ora al lavoro per tradurre la biografia degli Yes di Chris Welch, “Close to the Edge: The Story of Yes”, anche questa per Stampa Alternativa.

Ultimo aggiornamento Giovedì 02 Luglio 2009 11:02
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Fabrizio de André - Via del campo, live Brancaccio (Roma), 1998 PDF Stampa E-mail
Video Session - Video
Scritto da Marco Leopizzi   
Sabato 13 Giugno 2009 15:09

Ultimo aggiornamento Giovedì 02 Luglio 2009 14:19
 

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