Fissando l’attenzione sul mondo della musica strumentale negli anni immediatamente successivi al secondo conflitto mondiale, emerge un quadro indubbiamente complesso e perciò non sintetizzabile in poche parole. Tra le tante cose significative di quest’epoca spiccano due brani clarinettistici di compositori che non hanno certo bisogno di presentazioni in quanto annoverati indiscutibilmente tra le ‘colonne portanti’ del Novecento musicale: l’“Ebony concerto” di Igor Stravinskij e il “Clarinet concerto” diAaron Copland. E allo stesso modo sono da definire i rispettivi strumentisti dedicatari:Woody Herman e Benny Goodman.
È necessario, però, fare una essenziale precisazione. Il fatto che siano stati dedicati a due ‘monumenti’ del panorama jazzistico di quegli anni è l’unica cosa che davvero accomuna i due brani.
Igor Stravinskij volle scrivere l’“Ebony concerto” nel 1945, quando era già emigrato negli USA e insegnava composizione presso la University of Southern California. Proprio allora ebbe modo di ascoltare alcune registrazioni realizzate da Woody Herman e la sua band, rimanendone particolarmente entusiasta.
La storica band reggae Radici nel Cemento ritorna, dopo un lungo periodo di silenzio, con il singolo So’ Rugantino. Il brano, contenuto nel cd “Il paese di Pulcinella”, è riproposto in due versioni: live inna ska beat e reggae/dance hall, accompagnate dai rispettivi video clip.
La crew, nata nel lontano 1993 con il nome di Roots in Concrete e in seguito ribattezzata Radici nel Cemento, vanta ormai una nutrita discografia (ben sei album, diversi singoli e partecipazioni in molte compilation…), diversi video clip, svariate collaborazioni (tra cui Laurel Aitken, Bunna, Roy Paci, Madaski, Fermin Muguruza…), un migliaio di concerti all’attivo e partecipazioni ad importanti festival in Italia e all’estero. Un lungo percorso ricco di esperienze positive e di cambiamenti, a volte anche critici, come la recente dipartita dal gruppo del cantante Adriano Bono.
Oggi il gruppo propone questo nuovo lavoro in versione live dove i vari strumenti musicali, basso&batteria, tastiere, sax, trombone, chitarra e ukulele, si alternano e dialogano tra loro accompagnando la voce. C’è anche la versione reggae/dance hall (con relativa version strumentale) per tutti gli amanti delle yard.
8 e 9 marzo 2010 - Inaugurazione a Lecce del CBMR/Europe, sede europea del “Center for Black Music Research” di CHICAGO (USA)
La ricerca delle radici che accomunano l’Africa e i paesi del Mediterraneo: questo il contributo europeo, e in particolare leccese, alle ricerche interculturali promosse dall’Università di Chicago.
Il tema della diaspora africana - l’allontanamento dalla patria per schiavismo, esilio o emigrazione - e la ricerca sulle influenze culturali che essa ha prodotto, costituiscono da tempo il principale indirizzo di studio del Center for Black Music Research (CBMR), istituto di ricerca che fin dal 1983 opera all’interno del Columbia College (Università di Chicago). Il CBMR americano inaugurerà, nei giorni 8 e 9 marzo, la sede leccese, denominata CBMR/Europe in quanto rappresenterà le attività di ricerca dell’istituto americano in tutta l’Europa. Grazie al sostegno dell’Università del Salento, il CBMR/Europe si costituità come centro studi sulle culture afromediterranee.
Prima di cominciare con la trattazione diretta dell’argomento in questione, è importante fare alcune considerazioni preliminari.
Il clarinetto è a tutti gli effetti lo strumento ‘principe’ della banda.
Nelle trascrizioni d’operadestinate all’uso bandistico, ai clarinetti sono generalmente
affidate le parti che in orchestra sono dei violini. E più in generale, il ruolo del primo clarinetto in banda è simile a quello del primo violino in orchestra [1].
Tant’è vero che molto spesso gli viene affidato il compito di capobanda artistico, cioè di soggetto ‘curatore’ dell’insieme soprattutto nei momenti in cui la banda suona in assenza del maestro direttore. È caratteristico il classico ‘uno – due’ che egli deve pronunciare, scandendolo con il movimento della mano destra, al momento dello attacco di un brano marciabile.
Proprio l’importanza che ha nella bandala figura del ‘primo clarinetto concertista’ – così si è soliti definirlo per distinguerlo dal ‘primo clarinetto solista’ o ‘di spalla’, occupante il secondo posto nella fila che solitamente si compone di otto clarinetti ripartiti in quattro primi e quattro secondi – ha stimolato molti compositori a scrivere musica originale per clarinetto e banda (un esempio su tutti è Alla czardas di Giovanni Orsomando [2]), ma anche a elaborare delle fantasie composte partendo dai motivi principali di un’opera.
Molte sono le opere trascritte sotto forma di fantasie, per gli organici più disparati e per tanti motivi, non ultimo quello di mettere in risalto la maestria di uno o più strumentisti.
Per quanto concerne il ‘clarinetto e banda’, dei repertori bandistici hanno fatto parte anche le fantasie su I lombardi alla prima crociata (1843) di Giuseppe Verdi e sulla Linda di Chamounix (1842) di Gaetano Donizetti, ma la fantasia sulla Sonnambula (1831)di Vincenzo Bellini è quella che storicamente ha avuto maggiore impatto sul pubblico e, di conseguenza, una superiore tradizione esecutiva.
Di quest’ultima, è certo che la prima versione per clarinetto e orchestra, con relativa riduzione per clarinetto e pianoforte, fu redatta intorno al 1843 da Ernesto Cavallini [3]e pubblicata dall’editore Ricordi. Invece non si sa ancora con precisione chi sia stato il primo a redigere una partitura per banda. E scoprirlo è assai difficile, se non addirittura impossibile. Perché soprattutto nella tradizione del Mezzogiorno d’Italia (dove tra l’altro la banda è stata ed è tuttora più radicata rispetto al Centro e al Nord) quello delle trascrizioni d’opera per uso bandistico, la maggior parte delle quali sono tuttora eseguite con parti e partiture manoscritte, è un argomento molto vasto e articolato. Per giunta queste ultime sono sempre esposte al forte stress derivante dall’uso continuativo e dagli agenti atmosferici (non va dimenticato che le esecuzioni bandistiche si svolgono principalmente all’aperto!), motivo per cui diventano inservibili e vengono distrutte nel giro di pochi anni. È perciò improponibile, almeno in alcuni casi, uno studio dell’argomento basato sulle fonti documentarie dell’epoca.
Un artista è inteprete del suo tempo, un giornalista ne è il narratore. Nulla di strano allora se la band che da Bristol ha sconvolto la scena musicale degli anni Novanta, con il suo trip-hop geniale, ora utilizza l'ormai classica scenografia digitale per sbattere in faccia ai presenti le notizie durante le performance. Notizie di 'ordinario' malaffare italiano. E nel Belpaese gli riesce facile. Poca concorrenza in fatto di notizie.
01. In principio 02. Lady Labyrinth 03. Nightbook 04. Indaco 05. The snow prelude no 15 06. Eros 07. The Crane dance 08. The snow prelude no 2 09. The tower 10. Reverie 11. Bye bye mon amour 12. The planets 13. Solo 14. Berlin song
[Decca - 2009]
Ludovico Einaudi, pianoforte; Federico Mecozzi, violino/chitarra; Mauro Durante, violino/percussioni; Antonello Leofreddi, viola; Marco Decimo, violoncello; Robert Lippok, electronics.
Grande l'attesa (pienamente ricompensata) per "Nightbook", ultima creatura di Ludovico Einaudi, a tre anni di distanza dall'acclamatissimo "Divenire". I fedelissimi non resteranno delusi dalle aspettative perché viene confermata quella fortunatissima cifra stilistica che (ormai da più di un decennio) contraddistingue pressoché ogni uscita discografica del Maestro torinese. Le atmosfere in generale sono molto assorte e sospese come testimonia la traccia di apertura In principio,giocata su piccoli moduli melodici pianistici a cui viene ad aggiungersi un effetto elettronico rarefatto molto delicato. La traccia a nostro avviso più efficace del disco si rivela essere la successiva Lady labyrinth, sfoggio sublime della sensibilità timbrico-strumentale di Einaudi e dell'ensemble 'scomodato' per questa prova: ben riusciti e davvero accattivanti gli interventi del leccese Mauro Durante (qui ai tamburi) e del violoncellista Marco Decimo (già nel precedente Divenire tour).