01. In principio
02. Lady Labyrinth
03. Nightbook
04. Indaco
05. The snow prelude no 15
06. Eros
07. The Crane dance
08. The snow prelude no 2
09. The tower
10. Reverie
11. Bye bye mon amour
12. The planets
13. Solo
14. Berlin song
[Decca - 2009]
Ludovico Einaudi, pianoforte; Federico Mecozzi, violino/chitarra; Mauro Durante, violino/percussioni; Antonello Leofreddi, viola; Marco Decimo, violoncello; Robert Lippok, electronics.
Grande l'attesa (pienamente ricompensata) per "Nightbook", ultima creatura di Ludovico Einaudi, a tre anni di distanza dall'acclamatissimo "Divenire". I fedelissimi non resteranno delusi dalle aspettative perché viene confermata quella fortunatissima cifra stilistica che (ormai da più di un decennio) contraddistingue pressoché ogni uscita discografica del Maestro torinese. Le atmosfere in generale sono molto assorte e sospese come testimonia la traccia di apertura In principio, giocata su piccoli moduli melodici pianistici a cui viene ad aggiungersi un effetto elettronico rarefatto molto delicato. La traccia a nostro avviso più efficace del disco si rivela essere la successiva Lady labyrinth, sfoggio sublime della sensibilità timbrico-strumentale di Einaudi e dell'ensemble 'scomodato' per questa prova: ben riusciti e davvero accattivanti gli interventi del leccese Mauro Durante (qui ai tamburi) e del violoncellista Marco Decimo (già nel precedente Divenire tour).
Anche la title-track Nightbook, (che a luglio avevamo già ascoltato in anteprima live a Lecce nella sua versione per pianoforte solo) appare ben 'disegnata': soliti loop melodico-percussivi al pianoforte accompagnati da robusti e gradevoli fill di archi e batteria. Il pezzo seguente, Indaco, sembra ricalcare (dopo una breve introduzione pianistica insieme a note lunghe sul violoncello), la struttura melodica di Primavera (da "Divenire"), ma solo per un paio di minuti per poi lasciare il passo ad una configurazione interna quasi da ballata pianistica. Per pianoforte solo sono The snow prelude no 15 e The snow prelude no 2 mentre Eros è organizzata su un graduale crescendo a cui partecipano archi e percussioni (oltre al piano) per poi finire in un 'tutti' con stop finale sincrono. The Crane dance ricorda invece una ninna nanna, essendo basata su un dolcissimo giro melodico con un delicato accompagnamento di violoncello. Le successive The tower, Reverie e Bye bye mon amour possono invece essere viste come tre diversi ma complementari aspetti di un'unica situazione descrittiva, accomunate da un medesimo ideale di fondo: la prima sembra voler suggerire il tema dell'abbandono di un contesto tumultuoso verso lidi più distesi (vi è un accumulo di materiale pianistico - motivico e accordale - con riverberi e fruscii, poi deconcentrato alla fine del pezzo) mentre Reverie si dedica all'esplorazione di tale contesto (oltre agli archi un rassicurante accompagnamento di chitarra); la terza traccia del trittico invece coinvolge l'ascoltatore su un piano di coscienza quasi metafisico (refrain di piano con effetti ultra rarefatti al computer, funzionali a rendere tale astrazione). The planets ha un sapore marcatamente ambient: qui Einaudi disegna un loop 'sospeso' al pianoforte elettrico, il computer di Lippok descrive il contesto onirico in cui avviene questa sospensione. Solo è la versione in piano solo di Nightbook, opportunamente rivista nel tempo (lievemente dilatato) e nelle dinamiche (meno dirompenti). Berlin song è la traccia di congedo, un pezzo per piano solo raccolto e leggero, ending-credit perfetto per un disco suonato con il cuore, come se ne sentono pochi di questi tempi.
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