1-3. Trio
4-6. Sonata
7. Improvviso 'un diavolo sentimentale'
8. Vecchio carillon
9. Vecchia romanza
10. Il mulino
11. La passeggiata di Puccettino
12. Serenata
13. Pavana
14. La chioccia
15. Il soldatino
16. Allegro veloce
17-19. Sonata per violino e pianoforte
20 Rotafantasy
[Stradivarius - 2008]
Probabilmente presso il grande pubblico la fama (meritatissima) di Nino Rota resterà indissolubilmente legata alla composizione di colonne sonore per pellicole che hanno contribuito a fare la storia del cinema italiano ed internazionale: "La dolce vita", "8 e ½", "Amarcord" e "Il Padrino", giusto per citarne alcune. Pochi però sanno che questo ottimo autore fu al centro di un'accesa disputa per stabilire se dovesse essere annoverato oppure no fra i 'grandi' contemporanei: negli anni '50 la critica era in buona parte tesa a dimostrare filiazioni e discendenze artistiche da questo o quel particolare compositore. Il percorso artistico intrapreso da Rota, a dispetto di tali contese, si vedrà realizzato pienamente anche nella sua raffinatissima produzione cameristica tra cui possiamo distinguere la Sonata (del 1936) per flauto ed arpa presente nel cd "Improvviso", regalatoci dall'eccellente compagine di musicisti dell'Albatros Ensemble (un'estensione del trio omonimo), complice una chiave formale squisitamente nitida e brillante: Rota aveva appena 25 anni quando compose la Sonata ma già si evidenziava la sua straordinaria capacità di alternare toni malinconici a situazioni più spensierate.
Ancor meglio dimostrerà di padroneggiare l'intera gamma delle dinamiche con il Trio (del 1958) per flauto, violino e pianoforte. Il successivo improvviso 'un diavolo sentimentale' (del 1968) offre uno scorcio della tavolozza timbrica di violino e pianoforte sotto una veste canzonatoria smentita da una suggestiva digressione 'seria' nel progredire del pezzo, per poi terminare ribadendo l'impianto umoristico iniziale. Si offre quindi all'ascolto una serie di tre pezzi brevi per due flauti (Stefano Parrino è qui coadiuvato da Giovanni Crola), Vecchio carillon, Vecchia romanza e Il mulino (1972-73), costruiti su dialoghi ora fitti ora dilatati tra i timbri dei due strumenti, per poi passare ad una sequenza di brani facili per flauto e pianoforte: La passeggiata di Puccettino, Serenata, Pavana, La chioccia, Il soldatino (1971-72), tutti volti a rievocare delle semplici scene, piccoli quadri naturalistici nella miglior tradizione connotativa di Ravel e Debussy, accompagnata sempre a quel tratto (oseremo dire) 'felliniano' della scrittura descrittiva di Rota, densa di tipiche caricature sonoro-espressive. La Sonata per violino e pianoforte (1936) è uno splendido esempio di equilibrio formale ricercato e raggiunto nella composizione, mai prolisso o eccessivamente divagatorio nell'esposizione delle considerazioni personali che riescono anzi a trovare il loro naturale compimento. La chiusura di questo piccolo tesoro è affidata a Rotafantasy (2002), una sorta di medley di circa dodici minuti con all'interno le frasi più celebri dalle colonne sonore più riuscite di Rota (qui arrangiate da Rocco Abate): un graditissimo omaggio ad un Maestro.
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