
01. A tubo; 02. Vota Grillo
03. CPT, Due Inutili Parole
04. My Favorite Things
05. Opa Cupa – trad.; 06. Balkan Trap
07. I Clowns; 08. Ebb Tide
09. Ciganja – trad.; 10. Tiranë mon amour
11. Neelie; 12. Mr Hozic
13. A Rota; 14. Fraima
15. Extasi di Stelle Salenti
16. Baresha – trad.; 17. Dell’Acqua
18. God Save the Queen – trad. el. C. Dell’Anna
[11/8 records, 2009]
Quando l'esule diventa invasore e l'immigrato criminale. Il soverchiatore diventa benefattore e la violenza è chiamata accoglienza. Rima stonata.
In quei momenti di perversione socio-linguistica è difficile ristabilire l'ordine semantico delle parole con un discorso o uno scritto. Più immediato e potente l'effetto di un'immagine. Tante ce ne sono in quell'incredibile documentario che è “Mare Nostrum” di Stefano Mencherini, che smascherò l'orribile verità del Cpt Regina Pacis di San Foca (Le) gestito da Don Cesare Lodeserto. Pari forza più avere la musica.
E Cesare Dell'Anna, oltre a saperlo assai bene, lo dimostra con un altro disco profondamente radicato nella terra che abita, quel Salento agrodolce, ma contemporaneamente “popolato” da suoni e musicisti di molte altre regioni del mondo.
Un decennio è già passato dall'esordio discografico degli Opa Cupa, quella data che ancora sa di futuristico, il 2000, oltre ad aprire il terzo millennio inaugurava anche una nuova stagione della musica e della cultura pugliese, che presto avrebbe trovato rilevanza internazionale. “Live in contrada Tangano”, pubblicato da Felmay, è stato il big bang, il virus che ha diffuso il balkan e prodotto un'apertura verso le culture “altre” sulla sponda ovest del basso Adriatico. Ma era ancora troppo legato alla tradizione balcanica.
Da lì altri due dischi, uno per lustro. “Hotel Albania” nel 2005 fondava l'originale stile Opa Cupa e disegnava il sound delle pubblicazioni 11/8 records, oggi riaffermati e rafforzati, con qualche innovazione, da “Centro di permanenza temporanea”.
Un disco interculturale e post-moderno anche questo, in cui il leader e deus ex machina Cesare Dell'Anna dirige tante personalità musicali differenti, come la cantante Eva Salina Primack (unita alla band nei tour passati), il virtuoso violinista francese Fabrice Martinez, Relù Merisan e Marian Serban, suonatori rumeni di cimbalom, cetra a corde percosse tipica della Romania e dell'Ungheria, e l'altosaxofonista bulgaro Ivo Iliev, già nel disco del 2005.
Chi invece non c'è più è purtroppo l'amico Adnan Hozic, recentemente scomparso, che nei primissimi Novanta portò la musica bosniaca e balcanica in Italia. A lui è dedicato l'intero lavoro e il brano Mr. Hozic in particolare, introdotto dall'incanco del cimbalom.
Dell'Anna cura la sua musica dalla composizione alla post-produzione. Negli anni ha elaborato un carattere strumentale e artistico che fondendo la formazione classica, l'amore per la melodia elegante, la liricità impressionistica di Miles Davis, l'innovazione elettronica di Nils Petter Molvær, le articolazioni e le tecniche balcaniche e qualche intruglio sconosciuto ai più lo rende estroso e originale.
Lo stile, dicevamo, ripercorre in gran parte “Hotel Albania”, un balkan progressive maturo che perde i connotati magrebini ma si concede qualche significativo innesto. Il marchio è mantenuto dal tradizionale Opa cupa, danza onomastica per la band e incisa per la prima volta su “Live in contrada Tangano”, dalla versione cantata di una hit del precedente disco, ribattezzata Extasi di stelle salenti (con il violino tzigano di Martinez e la voce risonante di Irene Lungo, già cantante con i Balkanija di Hozic), e dalle irresistibili arie da banda irregolare Vota Grillo e Neelie . Di queste ultime, la prima è l'alternarsi tra un traboccante estam e una rumba balcanica, segnata dallo staccato della tuba, su cui il trombettista poggia una squisita melodia ariosa da banda del Mezzogiorno, costruita su una scala (probabilmente la minore tzigana) che grazie agli intervalli di seconda aumentata e ai due semitoni consecutivi evoca sonorità arabe e quindi balcaniche. Neelie, invece, scritta con il fratello Giancarlo e già presente con A tubo su Giro di Banda, accende le luminarie di una gioiosa festa cittadina del Salento, anche questa scandita però con ritmi d'oltre Adriatico, alla cui malia è impossibile sottrarsi.
Da Zina, altra metamorfosi del trombettistabasettone, arriva invece una scossa che ravviva il sound con i suoni elettrici delle tastiere, i synth e il Farfisa di Mauro Tre e Ekland Hasa e della chitarra bagnata al wha wha di Mario Spiros Rugge.
Rispetto al precedente, “Cpt” gioca inoltre sull'ambiguità tra il ritmo dell'horo balcanico e quello dello ska (Vota Grillo, Ebb tide), mentre il jazz ritorna prepotente nel soggetto e nei momenti solistici della delirante versione di My favorite things in 7/8: da infarto la tensione melodico-ritmica del solo coltraniano di Davide Arena al tenore.
La filosofia dell'album è affidata ai versi di Cpt, due inutili parole, composti da Giuseppe Semeraro, che riprendendo il filo di Allegria dei naufragi (da “Hotel Albania”) zoomano sulla tragedia dei Centri di permanenza temporanea, istituiti dalla legge 40/1998 (la Turco-Napolitano) e trasformati in Cei (Centri di identificazione ed espulsione) dalla legge 125/2008. L'oscenità di un vero e proprio regime di detenzione, che priva della libertà il migrante per un semplice illecito amministrativo – la mancanza dei documenti –, pervade tutto il brano, tra declinazioni latin e balkan, e si sintetizza nel ritornello:
«oltre questa finestra speravo di incontrare un popolo nuovo / e ho incontrato invece due guardiani come altri / con cui ho scambiato due inutili parole».
Sulla vetta ci sono anche l'elegiaca melodia di Ebb tide, classico del pop americano anni Cinquanta di Carl Sigman e Robert Maxwell, incluso da Federico Fellini nella colonna sonora del suo capolavoro “I clowns”, e Ciganja, tradizionale albanese già inciso col titolo di Esmere dai Talea di Admir Shkurtaj in “Jarinà Jarinanè”, in cui domina l'interpretazione fiorita della Primack sostenuta da una poderosa impalcatura ritmica.
Un disco ogni cinque anni è come un quadrimestrale d'approfondimento, ha tutto il tempo di riflettere e ricercare, di frequentare e respirare le storie che si intendono raccontare. Possiamo immaginare che la band continuerà a scavare nella chimica della fusione tra culture musicali differenti, evitando in futuro alcune ridondanze tra i brani e, magari, allargando anche verso il fronte dell'art rock più fine.
Formazione
Cesare Dell’Anna_tromba, darabouka, voce; Irene Lungo_voce; Eva Salina Primack_voce; Giancarlo Dell’Anna_tromba; Davide Arena_sax tenore; Ivo Iliev_sax alto tr. 14; Luca Manno_sax alto; Daniela Diurisi_sax baritono; Paride Marco_tuba; Andrea Doremi_tuba, trombone; Mino Tafuro_clarinetto; Fabrice Martinez_violino; Mauro Tre_farfisa, basso tr. 9; Ekland Hasa_piano, tastiere; Marco Rollo_ tastiere; Sergio Quagliarella_batteria; Max Ingrosso_batteria tr. 14; Relù Merisan_cimbalon; Marian Serban_cimbalon tr. 14; Mario Spiros Rugge_chitarra tr. 3, 12; Luigi Bruno_chitarra tr. 3, 17; Alexandra Beaujard_accordeon; Gianluigi Oliva_synth bass; Andrea Presa_didgeridoo
Mare Nostrum - Stefano Mencherini
da Arcoiris Tv
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