Musicaround.net

webzine di cultura musicale

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
Home Jazz Black Music Interviste Lutte Berg - Il giro del mondo in sei corde

Lutte Berg - Il giro del mondo in sei corde

E-mail Stampa PDF
Valutazione attuale: / 0
ScarsoOttimo 
Share/Save/Bookmark

Dalle lande ampie e solitarie della Svezia al sole bruciante dell'Italia, in cui si è trasferito da quasi vent'anni. Dal tempo largo scandinavo alla frenesia dell'Urbe in cui oggi vive. Lutte Berg è un chitarrista svedese. Ma anche italiano, grazie al padre calabrese. Ma soprattutto Berg è un chitarrista del mondo, la sua musica è un atlante geografico, una galleria fotografica dei Paesi che ha visitato, o anche solo immaginato, e delle persone a cui ha stretto la mano. Il collante di materie così eterogenee è il jazz, la lingua musicale più diffusa al mondo, almeno quello dell'ultimo secolo. Etno-jazz. Impressionista e colorista. Il timbro assume valore oggettivo e dominante, lo spinge a studiare ed elaborare uno stile personale sulla sua chitarra, rincorrendo l'espressività di uno strumento a fiato e della voce umana. L'uso del pedale del volume, della whammy bar e della tecnica del legato vanno in questa direzione. Fra i migliori esponenti della chitarra fretless, didatta e amatore delle musiche popolari, ha collaborato con importanti musicisti come Pino Daniele (in veste di produttore del suo primo album, “Mountains Breath”, 1990), Paul McCandless (fiatista degli Oregon) e Antonello Salis, con i quali ha inciso “Santa Sofia” nel 1993, Javier Girotto e Alessandro Gwis per “Mascarò” (1998), il griot maliano Baba Sissoko (“Djana”, 1999), il bassista barese Pierluigi Balducci (“Niebla”, 2000) e dal 2002 fa parte del gruppo palermitano Agricantus, mentre nella musica leggera ha inciso con Mariella Nava ed Ennio Rega. Nel pianista Gwis ha trovato un partner ideale e a lui si sono affiancati Luca Pirozzi (basso) e Massima Manzi (batteria) per formare l'attuale Lutte Berg Ensemble, con cui dopo “Ensemble” del 2004 sta per pubblicare il suo quinto disco, come il precedente per la Wide Sound, di cui ci ha anticipato il contenuto.


Marco Leopizzi: Da dove nasce la tua passione per la musica popolare del mondo? Ha a che fare con le tue origini calabresi?

Lutte Berg: La musica popolare calabrese, e quella mediterranea, l'ho appresa più tardi, quando mi sono trasferito qui in Italia. Ma ogni svedese nasce con un forte amore verso la propria musica popolare, molto diverso da qui, anche se ora si sta recuperando tanto da diventare a volte una moda. Da noi in Svezia, anche se non la si suona si cresce amandola molto. Pensa che il disco jazz più venduto in Svezia è “Jazz på svenska”, che vuol dire “Jazz in svedese”, di Jan Johansson, un bravissimo pianista che morì nel 1968. È un disco in duo, contrabbasso e piano, di melodie popolari svedesi suonate in stile jazz. Ce l'hanno tutti, dalla casalinga al musicista, grazie all'amore per la musica popolare. Inoltre è una musica stimolante anche dal punto di vista armonico.

M. L.: Che ruolo ha la musica popolare nella tua musica e come riesce a integrarla con il linguaggio jazzistico?

L. B.: È molto semplice. In un certo senso il jazz non ha inventato nulla. Tutte le scale che si usano nel jazz sono presenti nelle musiche popolari. Per esempio, se su un pedale di Re suono una scala minore melodica di Do ottengo un sound arabeggiante. In questo senso è il jazz che si è nutrito di musica popolare, o anche i compositori classici come Béla Bartók. Trovo quindi molto semplice e stimolante utilizzare questi stilemi popolari con uno stile jazzistico.

M. L.: Cosa conservi della cultura svedese nella tua musica?

L. B.: Se si ascoltano i miei dischi, o quelli di musicisti scandinavi più famosi come Jan Garbarek e Terje Rypdal, si intuisce subito che non siamo newyorkesi. In Scandinavia ci sono poche case, poca gente, molta natura e non c'è fretta. Un musicista scandivano tende quindi ad essere meno frenetico di un americano, a usare meno note. Le nostre visioni sono fatte per esempio da prati aperti, e ognuno reagisce al mondo che ha attorno.

M. L.: Quando e perché hai deciso invece di adottare la chitarra fretless?

L. B.: Avrò avuto più o meno diciassette anni, allora amavo molto il basso fretless, quello suonato da Jaco Pastorius, e allora chiesi a un mio costruttore di barche di costruirmi una chitarra fretless. Feci un gran bel lavoro e la passione per il nuovo strumento all'inizio fu grande. Ma dopo diversi mesi mi resi conto che non riuscivo a far buona musica, perché la usavo come una chitarra normale. Non avevo ancora sentito nulla della musica nordafricana, araba.

M. L.: Non conoscevi ancora il sistema con microtoni...

L. B.: Sì, infatti. Non sapevo neanche cosa fosse un oud [strumento a corde senza tasti arabo, ndr] e allora la mia fretless finì nel guardaroba per più di due anni. Poi ho cominciato ad ascoltare qualcosa di arabo, ma anche indiano, e ho capito come utilizzarla. Ora infatti la uso dappertutto, non solo nel jazz ma anche sulla musica leggera, sui dischi con Mariella Nava.

M. L.: Tra poco uscirà il tuo nuovo disco. Qualche anticipazione?

L. B.: Uscirà in ottobre, dev'essere ancora missato, e sarà prodotto da Domenico di Gregorio per la Wide Sound, come il precedente. E come il precedente è con il mio ensemble [Alessandro Gwis al piano, Luca Pirozzi al basso e Massimo Manzi alla batteria, ndr]. Lo abbiamo registrato in un giorno e mezzo, non perché avessimo fretta ma perché c'era un bel feeling, una bella energia. Magari ci saranno alcune piccole imperfezioni, le abbiamo lasciate perché le take erano uscite benissimo e non importa qualche sbavatura. Del resto se le può lasciare Ralph Towner! Sono mie composizioni, in cui c'è sia molto “nord” ma anche un po' di “sud”. Un brano si chiama per esempio Damascus, dedicato alla bellissima città siriana che ho visitato in occasione di un concerto.

M. L.: Hai già deciso il titolo dell'album?

L. B.: Il titolo sarà “Paesaggi” o “Ritratti”. I brani, infatti, ritraggono delle facce dai diversi posti del mondo, dai Paesi nordici a quelli arabi. In un pezzo molto arrabbiato, una specie di blues ma che in realtà non è un blues, ci sono anche i boat people. Io penso spesso alle persone quando compongo.

M. L.: Infatti la tua è musica molto impressionistica

L. B.: Sì, ho sempre bisogno di una visione. Può essere un fotogramma, una foto che ho in mente, poi la musica si sviluppa da una cellula che riguarda quell'impressione e viene fuori a seconda dei casi con una lavorazione più o meno profonda.

M. L.: Un'ultima domanda mi piacerebbe rivolgerla alla tua modalità di lavoro con il quartetto. Presenti alla band le composizioni già scritte nei minimi dettagli e negli arrangiamenti o lasci ampi spazi ai musicisti?

L. B.: Io arrivo sempre in studio con un'idea molto chiara, ma più che le parti dei vari strumenti l'idea riguarda il “colore” e il mood del pezzo. È una questione anche di timbri, di frequenze. Dico loro, per esempio, che in un certo punto non ci devono essere frequenze basse, o suggerisco qualcosa a cui pensare: farfalle, pietre che cascano in acqua, etc. Ho la fortuna di suonare con musicisti che mi conoscono bene e mi capiscono al volo, altrimenti non si potrebbero incidere questi brani in così poco tempo.


http://www.myspace.com/lutteberg



 



CONDIVIDI
Ultimo aggiornamento Sabato 11 Luglio 2009 13:08  

Aggiungi commento

Il tuo pensiero è il benvenuto, a patto di evitare il turpiloquio, l'offesa gratuita e personale e la diffamazione. La tua e-mail non sarà visualizzata. Grazie.


Codice di sicurezza
Aggiorna


Sondaggio

Puglia Sounds: Quale settore migliorare?
 

Search


Per una corretta visualizzazione del nostro sito si consiglia di installare il browser gratuito Firefox

Banner

Login redattori


Musicaround.net_webzine di cultura musicale
Registrata al Tribunale di Lecce con n. 944 il 6 novembre 2006 - edita dall'Associazione Culturale Musicaround.net
Tutti i contenuti, salvo diversa indicazione, sono pubblicati sotto la Licenza Creative Commons: Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate
Creative Commons License