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Home Jazz Black Music Libri Stefano Zenni - I segreti del jazz

Stefano Zenni - I segreti del jazz

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Titolo completo
I segreti del jazz. Una guida all’ascolto
Editore
Stampa Alternativa
ISBN
978-88-6222-007-1
anno
2008
pagg.
328
allegato
cd-rom e antologia sul sito
con brani da scaricare gratuitamente
costo
25 €





Molto spesso una performance jazz viene descritta come un dialogo, una conversazione e i musicisti amano descrivere i loro assolo con metafore quali “raccontare una storia”. Stefano Zenni


Dai primi pionieristici studi di Gian Carlo Testoni e attraverso il fondamentale approccio storiografico di Arrigo Polillo, l’impegno dei musicologi afroamericanisti italiani è giunto a maturare una prospettiva profondamente analitica, condotta con preparazione musicale e metodologica di primissimo ordine. “I segreti del jazz” non sarebbe potuto mai nascere senza un substrato fertile e ricco di contributi di autori come Marcello Piras, Gianfranco Salvatore, Maurizio Franco, Vincenzo Caporaletti e dello stesso Zenni. Ma qui l’autore supera sé stesso, pubblicando un monumento musicologico che non tarderà ad affiancare il libro di Polillo nelle sedi universitarie e nei Conservatori.
Giustamente vincitore della categoria “saggistica su musica internazionale 2007-2008”, del primo festival del libro musicale (tenutosi a Sanremo in giugno), quello di Stefano Zenni è un fittissimo percorso, in più direzioni, nel mondo infinito del jazz. Il metodo è sincronico, non si affronta cioè la storia del jazz in senso cronologico ma la sua essenza stilistica, estetica e tecnica, in tutte le dimensioni e i suoi aspetti. Un libro sistematico e metodico, dunque, suddiviso in due parti. La prima tratta “la materia del jazz”, cioè il suo lessico e il linguaggio, partendo dagli aspetti prosodici e paraverbali (timbro, intonazione e gestualità, collegata quest’ultima al concetto di swing), definendo le relative tecniche più importanti dei fiati, e chiarendo come valori fondanti del jazz siano l’eterogeneità sonora e l’imitazione delle inflessioni vocali sugli strumenti. Esaurito l’argomento, il discorso si sposta verso l’improvvisazione, tema tra i più inflazionati nella trattatistica jazz e che pure Zenni riesce a rivitalizzare adottando il concetto di “variazione estemporanea”, più adatto al jazz, e delineandone le differenze con l’improvvisazione tout court. Spiega inoltre, attraverso un diagramma, come i musicisti organizzino il loro materiale (il lessico) durante l’improvvisazione e come si strutturino le interazioni solista-band. Ma il capitolo più denso è forse quello sull’armonia, in cui essa è dapprima messa in relazione con l’improvvisazione, dimostrando con numerose trascrizioni la differenza tra improvvisazione verticale e orizzontale, e poi è sviscerata in paragrafi dedicati alle sostituzioni armoniche, al pedale, all’armonia modale e agli altri sistemi armonici, tra cui quello africano. Qui riprende la fondamentale lezione di Gerhard Kubik e conclude dimostrando che «la peculiare armonia jazz nasce da un materiale accordale europeo rifunzionalizzato in profondità da una memoria armonica africana». L’influenza di Kubik riappare presto nel largo spazio dedicato all’affascinante terreno del ritmo, dove dopo l’analisi di poliritmi, stratificazioni metriche, slittamenti di velocità, backbeat e jazz waltz Zenni recupera l’indagine sulla time line africana dell’etnomusicologo viennese per affermare che la libera sovrapposizione di ritmi, tra i diversi strumenti di una jazz band, è il retaggio della sovrapposizione metrica (stavolta rigida e regolata) della musica africana.
La seconda parte è dedicata invece al “discorso del jazz”, all’organizzazione cioè del linguaggio e dei materiali sonori all’interno delle forme strutturali. Così, l’autore ha l’occasione di argomentare che il jazz non è sempre e solo inscritto nella forma canzone o in quella blues (costituite tra l’altro da numerose varianti), ma è caratterizzato, sebbene in misura minore e meno nota, anche da fughe e forme estese di derivazione europea, basti ricordare i concerti e le suite di Ellington. Tutte le analisi sono sostenute da innumerevoli esempi sonori da ascoltare sul cd-rom allegato o da scaricare dal sito web (completi di tutte le informazioni relative), per un totale di oltre 400 brani. Un libro epocale che ha i suoi punti di forza nella competenza dell’autore, nella puntualità delle analisi, nell’amplissima bibliografia consultata, nell’infografica (diagrammi, trascrizioni, figure) e, appunto, nella «colonna sonora». Colpa inespiabile la sua assenza sulla libreria di musicisti, musicologi e, anche se il taglio è decisamente specialistico, semplici appassionati, che con un po’ di impegno possono cogliere ugualmente i risultati dell’indagine più sistematica e completa sul jazz mai pubblicata in Italia.


Leggi l'intervista a
Stefano Zanni - I segreti della musicologia jazz (di Marco Leopizzi)

 



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Ultimo aggiornamento Venerdì 07 Agosto 2009 13:10  

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