Originale ed elegante il concerto leccese del pianista e compositore torinese Ludovico Einaudi. Lo scorso 29 luglio presso la suggestiva (e capiente) cornice dell’Anfiteatro romano abbiamo assistito ad un’interessante performance del Maestro in veste di solista, eccetto qualche piccolo aiuto esterno ‘elettronico’ (dai fonici al banco mixer) per un paio di interventi su due pezzi da "Divenire", il suo ultimo, acclamatissimo album. Sono le 21.20 quando Einaudi sale sul palco prendendo posto accanto al maestoso gran coda Steinway allestito per l’occasione. Pochi, timidi applausi iniziali e lo spettacolo può finalmente cominciare: dapprima una ‘digressione improvvisativa’ (scopriremo poi che la scaletta non è stata organizzata preventivamente) di circa 4 minuti in cui l’appassionato avrà potuto facilmente distinguere il tema di Canzone popolare ("Le onde").
A seguire troviamo (dopo una deliziosa modulazione) Uno ("Divenire"), brano più essenziale che nel disco perché privo degli usuali effetti elettronici; a scorrere (sempre con modulazioni nell’introduzione dei nuovi pezzi) riconosciamo frammenti da Dietro l’incanto ("Le onde"), Melodia africana I ("I giorni") e Come un fiore ("Una mattina"). Un istante di silenzio ed Einaudi può rincominciare a suonare intonando I due fiumi ("I giorni"), impreziosita da un affascinante sviluppo inedito ed una ‘cadenza’ di circa due minuti. Trascorre in questo flusso sonoro uniforme e compatto la prima mezz’ora d’ascolto: avremmo forse maggiormente apprezzato una scelta dal repertorio einaudiano che prevedesse una maggior quantità di ‘picchi’ di tensione ma, come poi suggerirà a questo punto lo stesso compositore, è sua intenzione manifesta proporre una sequenza di ascolti libera, condizionata ‘strada facendo’ soltanto dalle sue sensazioni momentanee. La platea applaude e si dà il via ad una seconda e poi ad una terza griglia di brani (su un totale di più di un’ora e mezza di concerto): il primo pezzo di questa nuova serie è un inedito di circa sette minuti a cui fa seguito un caloroso applauso; anche il secondo spezzone è inedito e funzionale all’introduzione di una selezione di brani dagli ultimi lavori, tra cui segnaliamo (per la qualità motivica) Divenire e Primavera ("Divenire") e soprattutto (ormai avviati verso la fine) un medley tra le celebri I giorni e Le onde (dagli omonimi cd), poco riuscito, a nostro avviso, dal punto di vista dell’impatto emotivo sull’ascoltatore che in questo modo è traghettato (volente o nolente) sulle ‘corde’ scelte da Einaudi e non può, in tal senso, costruirne di nuove; unico pollice verso perciò sulla ‘struttura’ della proposta in scaletta: resti sacrosanta la libertà creativa dell’artista tenendo però anche in gran conto quei ‘bisogni elementari’ di appagamento emotivo del pubblico. Peccato veniale, d’altro canto, se confrontato con la resa timbrico-strumentale di Einaudi, a dir poco perfetta (anche grazie – immaginiamo – alle ben note virtù del magnifico Steinway): ci auguriamo infine (con un po’ d’amaro in bocca) che la prossima volta la sua grande sensibilità musicale riesca meglio a convincere anche quella degli ascoltatori…
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